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Il Ghetto di Venezia: 500 anni

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Venerdì 22 aprile siamo andati a visitare il Ghetto di Venezia con le insegnanti, la maestra Manuela era la nostra guida.
Per arrivare abbiamo preso il vaporetto e siamo scesi alle Guglie, questa zona si chiama così per il ponte nelle vicinanze con quattro guglie che lo caratterizzano.

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da google

All’entrata del Ghetto si vedono ancora i segni dei cardini delle chiusure messe nel 1516. La Repubblica Serenissima, infatti, aveva ordinato che tutti gli Ebrei residenti a Venezia, vivessero all’interno del Ghetto e che non potessero uscire da una certa ora della sera fino all’alba del giorno dopo. I cancelli vennero tolti da Napoleone nel 1797. Il nome “Ghetto” deriva da una distorsione del termine “getto” in uso nelle fonderie del posto.
Lungo la calle principale, abbiamo osservato che spesso sullo stipite destro della porta c’è ancora la Mezuzah che contiene una piccola pergamena con le preghiere più importanti, scritte a mano, della Torah, lo Shema “ascolta Israele” . La Mezuza viene toccata prima di entrare in casa. Un tempo le Mezuza erano poste verticalmente, poichè nel passato troppo spesso veniva segnata una striscia in orizzontale trasformando la Mezuza in croce, gli Ebrei decisero di porle in obliquo.

IMG_20160422_093438Gli edifici del Ghetto sono molto alti, arrivano ad avere anche 8 piani con soffitti piuttosto bassi e questo per accogliere le numerose famiglie ebree. Inoltre gli appartamenti avevano una metratura ridotta per pagare meno tasse sulla superficie.

IMG_20160422_093538Nel Ghetto troviamo negozi di cibo regolamentare per gli Ebrei: cibi Kosher.

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Il luogo di culto degli Ebrei è la Sinagoga, ne abbiamo viste numerose, essi studiano la loro religione nella scuola rabbinica.

IMG_20160422_100015Gruppo: Giada, Camilla, Francesca, Martina, Orfeo.

Siamo giunti al campo del Ghetto e ci siamo subito soffermati ad osservare un bassorilievo in bronzo, “l’ultimo teno”  dell’artista Atbit Blatas relativo all’Olocausto che ha colpito anche gli Ebrei della città di Venezia. Alle spalle dell’opera abbiamo letto, incisi su tavole di legno, alcuni dei numerosi nomi di Ebrei deportati, degli stessi è segnata anche l’età della morte avvenuta, in campo di sterminio, dopo tante sofferenze.

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Vicino al monumento, c’è la casa di riposo che ospitava gli ebrei anziani; quando ci fu la retata, questi, non potendo camminare, vennero portati alla stazione trasportati dai meno vecchi con delle cariole.

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A ricordo dei campi di sterminio, parte del muro di confine è sormontato da filo spinato e porta bassorilievi in bronzo che ancora ricordano lo sterminio.

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Nel Ghetto, un tempo, c’erano tre banchi di pegno: rosso, nero, verde, probabilmente il colore della ricevuta consegnata al cliente. L’unico banco ad essersi conservato bene è il banco rosso, forse perchè costruito al riparo dalle intemperie.

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Nel campo ci sono tre vere da pozzo la cui acqua doveva soddisfare le numerose famiglie che abitavano in quella zona.

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Nel campo si possono osservare le altane che venivano costruite e poi disfate durante la festa delle Capanne, poi queste “terrazze” sui tetti sono così piaciute ai Veneziani che molti le hanno costruite fino a diventare una caratteristica della città. Durante la II guerra mondiale, venivano usate per sparare.

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Parecchie sono le sinagoghe presenti nel Ghetto e nel campo c’è pure un museo ebraico.

Abbiamo potuto osservare le “pietre d’inciampo”, piccole piastre d’ottone che riportano i nomi dei deportati inserite nella pavimentazione difronte la porta della loro casa, una è proprio davanti la Casa di riposo.

IMG_20160422_101329 IMG_20160422_101905Gruppo: Chiara P, Chiara B, Agnese Tommaso Rebecca

Il Patronato della chiesa di San Giacomo dell’Orio

Dopo aver visitato il Ghetto di Venezia, siamo andati con le nostre maestre al Patronato della Chiesa di San Giacomo dell’Orio, ospitati dal parroco, Don Paolo.

Finalmente abbiamo potuto fare merenda, poi ci siamo sfidati in un torneo di calcetto e a ping pong. Purtroppo a disposizione c’era soltanto una pallina, quindi, raccattando della carta e nastro adesivo, abbiamo creato la pallina per il gioco del calcetto, lasciando ai compagni del ping pong la pallina in dotazione.

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La sorpresa più grande della ricreazione è stata quando la maestra Manuela ha aperto la porta del cortile dove c’era un campo da basket, ma soprattutto un altissimo scivolo con due gobbe che ci facevano saltare fra le risate di tutti. Ad aprire le danze è stata proprio la maestra Manuela con la sua prima e unica scivolata, a seguirla, a ruota, ognuno di noi che non si sottraeva di dare il cinque ai compagni in attesa. Per ultima la maestra Anna che ha chiaramente ingannato la fotocamera fingendo una audace scivolata, ovviamente non fatta. Poi abbiamo giocato nel campo di basket sotto il sole cocente della splendida giornata.

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Infine Don Paolo ci ha portati, attraverso una porta segreta, a visitare la chiesa.

Gruppo: Leonardo, Beatrice, Teresa, Filippo, Linda

Chiesa di San Giacomo dell’Orio

L’origine del suo nome è incerta: potrebbe derivare dalla famiglia Orio, dalla presenza di un rio, o di un alloro o da luprio, luogo paludoso

La chiesa di San Giacomo dell’Orio è la più vecchia di Venezia. Risale al tempo in cui, con l’invasione dei barbari, i rifugiati di Torcello abbandonarono l’isola per sistemarsi nell’attuale città.

La prima chiesetta a base circolare è stata poi allargata…..

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….ancora si può distingue l’antica ampiezza, e ora è a croce latina, con tre navate

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e il soffitto ligneo a carena di nave, costruito nell’Arsenale con le travi delle barche, si possono ancora notare i segni dei sedili dei rematori.

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Dopo la IV crociata, sono stati portati alcuni oggetti bizantini: una colonna verde in malachite, una Madonnina in stile Romanico, un battistero a forma di croce.

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Ora la chiesa ha più stili: Romanico, Gotico, Lombardo.

 

 

 

 

Gruppo: Alessandro, Anna, Ludovica, Monica

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