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Gita a Pompei 2: il foro, il tempio, il fauno

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da google immagini

Il foro di Pompei è un foro di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio e ritrovato a seguito degli scavi archeologici  dell’antica Pompei. La struttura era la principale piazza della città e rappresentava il centro politico, economico e religioso nel quale si svolgevano  manifestazioni, contrattazioni di ordine  commerciale e dibattiti. E’ uno dei meglio conservati delle antiche città italiche. Il foro di Pompei fu costruito intorno al IV secolo A.C. in epoca sannita con strade che andavano verso Neapolis, Nola e Stabie: si trattava di una piccola area scoperta intorno alla quale  si aprivano numerose botteghe, costruite per lo più in lava e tufo e argilla. A seguito della conquista di Pompei da parte dei Romani, il foro fu completamente ricostruito  ed ampliato; furono difatti abbattute sia le botteghe, sia un muro  perimetrale con il vicino tempio di Apollo, fu rifatta la pavimentazione, costruito un porticato, restaurato il macellum e costruito un tempio dedicato all’imperatore. L’area fu sepolta dall’eruzione del 79 dal Vesuvio e riportata alla luce solo all’inizio del 19 secolo per volere di Carolina Bonaparte. La piazza del foro si trova a nord sud a forma rettangolare con lunghezza 143 m e larghezza 38 m  e circoscritta dagli edifici più importanti della città come quelli della pubblica amministrazione, la basilica, il macellum, la mensa ponderaria, i templi di Apollo, Giove, Vespasiano e dei lari pubblici  e l’edificio di Eumachia .Completamente circondato da un colonnato, costruito dopo la conquista di Lucio Cornelio Silla per volere di Vibio Popidio. Il colonnato era originariamente in tufo fu poi sostituito, durante l’età imperiale. Di questo colonnato rimangono colonne in ordine dorico nella parte inferiore e ionico nella parte superiore, altre colonne sono scanalate.

Anna e Alessia

Il tempio di Apollo rappresentava il maggior tempio religioso della città ed Apollo era la divinità più venerata di Pompei

Si presenta con una recinzione in cui vi sono pilastri in tufo, che è una roccia magmatica.
Oggi l’ingresso è unico ma prima dei lavori di restauro avvenuti dopo il terremoto del 62 A.C. vi erano 10 ingressi successivamente chiusi e trasformati in nicchie affrescate con scene della guerra di Troia.
Tale chiusura e l’innalzamento di un muro, per proteggere il tempio dalla vista delle case vicine è testimoniato da un epigrafe.
L’interno presentava 48 colonne con piedistalli che ospitavano statue di dei come Venere e Apollo. Il tempio vero e proprio si trova sul fondo del cortile e una scalinata dà
l’ accesso  al podio.

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Davanti alla scalinata che sale al podio c’è l’altare sacrificale, destinato ad accogliere le offerte per le divinità, e una meridiana.
I sacrifici si svolgevano così: divinità maschili richiedevano vittima di sesso maschile mentre quelle femminili di sesso femminile. L’animale veniva introdotto nello spazio sacrificale  abbellito di nastri due assistenti del sacrificante prima che iniziasse il rito chiedevano il silenzio tramite il suono di uno strumento musicale. Si spargeva la vittima con vino farina e salamoia, quindi si passava la punta del coltello dalla testa alla coda senza tagliare (pratica dell’immolazione) ripetendo frequentemente la frase “quos me sentio dicere” ( sento che sto dicendo) per indicare quale fosse la divinità invocata e per rimanere attenti a un corretto rituale.
L’uccisione dell’animale era svolta dal sacrificante. Cuore fegato e polmoni venivano infilati su uno spiedo e poste sul fuoco sacro mentre tutto il resto della carne dell’animale che non era sacro veniva consumata dei presenti.

pompei 218 - Copia

Monica a sx

La casa del fauno. A dare il nome alla dimora è una statuetta di bronzo ritrovata al centro dell’impluvium (la vasca nell’atrio per la raccolta dell’acqua). La statua è la rappresentazione di un fauno danzante, una divinità della natura corrispondente al satiro della cultura greca. L’originale si trova ora al Museo di Napoli mentre lì è stata posta la riproduzione esatta.

pompei 261

Costruita nel II secolo e poi ampliata in quello successivo, la Casa del Fauno è tra le più belle ma soprattutto ampie dimore di Pompei, 2970 metri quadrati.

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Nasce dall’accorpamento di due strutture esistenti adiacenti e infatti abbiamo due fauces (ingressi) adibite a diversi usi e due atrii, di cui solo uno è seguito dal complesso tablinum e alae (“ufficio” del padrone e ambienti di servizio, uno dei quali funge proprio da collegamento tra i 2 atrii). Nessuna delle due case comprendeva il grande peristilium (giardino circondato da colonne) che venne costruito successivamente alle spalle di quello centrale.

Appena entrati nella casa, ad accoglierci troviamo un mosaico con la scritta HAVE, salve, in tessere multicolore. Sicuramente questo voleva essere un saluto augurale e cordiale all’ospite in procinto di varcare la soglia, ma, molto più probabilmente, era un modo per ostentare la cultura del proprietario della dimora – in quel periodo, infatti, a Pompei si parlava ancora la lingua osca, per cui essere conoscitore del latino implicava un’estrazione culturale ben alta. Non è l’unico indizio a tal proposito che troviamo nella casa del Fauno. La stessa scelta di avere tanti spazi ampi, peristili ed atri, e pochi spazi abitativi e servili la dice lunga sulla volontà del proprietario di ostentare la propria ricchezza. Non si conosce con esattezza la sua identità.

Chiara

 Giada

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