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Gita a Pompei 4: monumenti funerari

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La legge romana prescriveva che i cimiteri sorgessero all’esterno delle mura, dove le tombe si sviluppavano ai lati delle strade che uscivano dalle porte urbiche. Il ricordo dei defunti passava attraverso una monumentalizzazione degli edifici funebri,ognuno cercava di farlo più bello degli altri L’aspetto esteriore delle necropoli era in larga misura determinato dalle tombe delle persone ricche e mediamente benestanti. Queste acquistavano un pezzo di terreno sul quale costruire il monumento funerario oppure compravano una tomba da una serie già eretta dal costruttore. Esistono numerose iscrizioni che contengono indicazioni specifiche di precauzioni prese per impedire l’alienazione delle tombe. Due delle principali preoccupazioni dei proprietari di tombe erano l’appropriazione indebita e l’oltraggio. Le ceneri, disposte in urne di terracotta, di marmo e talora di vetro, erano collocate all’interno di queste tombe monumentali. Nell’urna veniva collocata una moneta che serviva al defunto per essere traghettato da Caronte nell’aldilà. Un condotto collegava il terreno con il vaso, così che a questo potessero giungere i cibi offerti in occasione delle cerimonie funebri. Per i Romani la morte comportava contaminazione ed obbligava i vivi a riti di purificazione ed espiazione (perdono delle colpe). Si usava, avvenuto il decesso, accompagnare in processione il defunto all’ultima dimora, vestendo abiti  neri o scuri (toga pulla). Il corteo funebre era preceduto dalle praeficae che stavano dietro i portatori di fiaccole con i capelli sciolti in segno di lutto e cantavano lamenti funebri e innalzavano lodi al morto, accompagnate da strumenti musicali, a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli. Presso il luogo della sepoltura veniva consumato un pasto che simbolicamente si offriva agli dei e al defunto, ma che doveva avere anche una funzione catartica (di purificazione) per i familiari e i conoscenti contaminati dall’accompagnamento funebre.

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