Le Fate Giardiniere… ora Pasticcione

Gita a Pompei 1: le popine, le fulloniche, il castellum aquae

 Le popine erano una specie di trattoria per i Romani.

Si poteva mangiare e bere sia all’aperto, sia che al chiuso. Corrispondono alle nostre osterie.

Il bancone era a forma di L e la parte più corta si affacciava direttamente sulla strada.

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Era di marmo bianco a striature blu con degli ampi fori circolari…

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dentro c’erano le anfore tonde di nome Dolia.

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Da queste aperture i servitori estraevano cibo o vino a seconda dei casi.

Il mangiare era molto semplice: pane, spezzatini caldi, olive, formaggi e fichi.

Poi c’era un’altra bevanda molto richiesta nelle popine: il piperatum.

Consisteva nel mescolare pepe e alcuni estratti aromatici a miele, vino e acqua calda. Martina

 

La fullonica era una lavanderia con tintoria, dove si lavavano, si tingevano e si stiravano le stoffe. Il fullo era colui che lavava i tessuti. La fullatura è un trattamento meccanico che conferisce compattezza e morbidezza ai tessuti di lana o a feltri.

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Si entrava da un ampio ingresso : qui si trovava una vasca per il lavaggio dei tessuti

Il lavaggio avveniva in varie fasi:

  • Si pestavano i tessuti con acqua mista a soda o urina per smacchiarli

  • Venivano ammorbiditi con argilla o terra, battuti con la pressa di legno

  • Infine i tessuti venivano risciaquati in acqua .

Nelle fulloniche si trovava sempre l’immagine della civetta che simboleggiava Ahtena, protettrice dei lanaioli.

È importante ricordare che l’urina veniva riadoperata nelle fulloniche e persino nell’igiene quotidiana per la pulizia dei denti, per il suo potere sbiancante.

Si trattava di un’attività commerciale molto redditizia, tanto che l‘Imperatore Vespasiano impose una tassa sull’uso dell’urina, che era stata per i tintori a costo zero.

A Pompei nel 2008 , per la prima volta alcuni studiosi hanno sperimentato la tintura dei tessuti come ai tempi dei romani. Questo esperimento riuscì a convalidare la ricostruzione delle tecniche di tintura studiate.

 

 Agnese

Il Castellum Aquae è un edificio di epoca romana, sepolto dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., ritrovato poi negli scavi archeologici di Pompei: la sua funzione era quella di prendere l’acqua potabile e distribuirla in tutta la città.

Il Castellum Aquae era situato vicino a Porta Vesuvio, era alto circa 42 metri l’acqua potabile la prendeva dal fiume Serino sfruttando la pressione di caduta, questa veniva convogliata in tre condotti, in modo da raggiungere tutta la città, ma al momento dell’eruzione, nel 79 d. C. l’intero sistema idrico, che andava ad alimentare 40 fontane pubbliche, non era in funzione.

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La facciata principale, è in opera laterizia realizzata con mattoni e nella quale si aprono tre arcate cieche, separate da lesene e una feritoia per dare luce agli ambienti interni. 

E’ l’unico Castellum Aquae rimasto intero al mondo.

Orfeo e Francesca

 

 

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