Le Fate Giardiniere… ora Pasticcione

RELAZIONE SULL’USCITA A S. ERASMO

L’arrivo a Sant’Erasmo:

P1050524La partenza della maestra Caterina verso l’azienda:

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Nella nostra gita a S. Erasmo abbiamo visitato un’azienda agricola a conduzione familiare dove ci sono circa settecento tipi diversi di piante. L’azienda si chiama “Sapori di S. Erasmo”. Da loro si coltiva anche il carciofo violetto e ci hanno detto che il carciofo è una pianta perenne. Hanno anche molte viti ed il vino prodotto da loro ha un gusto particolare a causa dell’acqua salmastra. Nell’isola tra i coltivatori c’è un francese che produce il vino Malvasia.

Ci hanno raccontato che la tromba d’aria di due anni fa ha provocato tanti danni. L’azienda ha dieci ettari di terreno. Un ettaro sono circa due campi da calcio attaccati, che misurano 100×100 metri.

Le coltivazioni vanno da aprile a novembre e ogni verdura ha il suo ciclo stagionale. Stanno finendo pomodori, zucchine e melanzane, mentre adesso ci sono verze, cappucci, fagioli e cardi.

pomodori

Nella tenuta abbiamo visto delle botti dove una volta fermentava il vino. Loro producono vino Raboso e Trebbiano.

Andando verso le serre abbiamo notato conigli, galline, galli, tacchini, anatre e capre.

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Il proprietario si è fermato per farci vedere la differenza tra la salvia a foglia larga che è più estiva e quella a foglia stretta che è invernale. Anche la salvia è una pianta perenne. Tra i due tipi di salvia c’era un albero di giuggiole.

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salvia a foglia larga

Poi ci ha mostrato la differenza tra la bietina bianca e la bieta a coste che ha una parte legnosa che va pelata. Ci ha detto che alcune piante si sviluppano dal seme del fiore, altre da quello del frutto. Per legge non si possono usare i semi prodotti dalle proprie piante, ma si devono acquistare i semi che sono controllati. Infatti anche le piante possono ammalarsi perché sono soggette a diversi virus. Alcuni tipi di piante non esistevano in natura e sono state ottenute artificialmente in laboratorio. Alcune sono state rinforzate o migliorate.

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L’azienda ha una parte di terreno più sabbiosa ed una più argillosa e c’è anche una parte di limo portato dai fiumi. Il carciofo violetto preferisce il terreno in cui si trovano argilla, sabbia e limo e che ha una componente salina. La stagione del carciofo va da aprile a giugno. Il carciofo è una pianta a ciclo annuale, cioè che dà frutto una volta all’anno.

carciofo

La scardatura è il procedimento per togliere i carducci attorno alla radice. Se ripianti i carducci danno frutto la prima volta dopo due anni. I carducci sono molto gustosi.

Ci hanno spiegato che troppa acqua fa marcire le piante e che durante l’inverno, se fa molto freddo, bisogna coprirle. Per ripararle dai venti freddi si fa una motta di terra a nord-est e si legano fra loro le foglie. I resti delle verdure sono usati come concime o come cibo per gli animali.

Il primo carciofo si chiama “castraura” e ce n’è uno per ogni pianta. L’azienda ha circa seimila piante di carciofo e sono sessantamila in tutta l’isola. Ogni castraura costa 1 euro, ma in negozio può costare fino a 2 euro.

Dopo il primo carciofo ogni pianta dà venti carciofi ed anche l’ultimo carciofo è buono. Le castraure sono senza foglie. Ci ha spiegato che il carciofo è un fiore e si può mangiare anche crudo. A maggio nell’isola c’è la festa del carciofo.

In ogni pianta di carciofo c’è una castraura, tre o quattro botoli e tre sottobotoli per ogni botolo. Gli ultimi carciofi hanno il gambo lungo, si raccolgono nel periodo estivo e si chiamano mazzette perché una volta li raccoglievano in mazzi per portarli al mercato. I fondi di carciofo sono prodotti in Italia, Spagna, Egitto e Tunisia. L’Italia però è il maggior produttore e consumatore d’Europa.

Il carciofo di S. Erasmo è quello prodotto a latitudine più alta in Italia, se fosse prodotto più in alto congelerebbe. Il carciofo forse ha origini arabe ed è arrivato a noi forse con Marco Polo. I dogi mangiavano il carciofo “canarin”, così chiamavano la castraura. Malamocco e Pellestrina hanno una coltivazione locale, ma non vendono i loro prodotti ai negozianti. Nei grandi supermercati non si può distribuire il carciofo violetto perché la produzione è minima.

Ci hanno spiegato che la coltivazione avviene per lotta integrata e non è biologica. Infatti usano funghi, muffe e coccinelle anziché le sostanze chimiche usate nel biologico.

L’azienda è visitabile tutti i giorni.

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Siamo stati in un campo di finocchi che era profumatissimo e poi abbiamo visto le serre. Per proteggerle usano un telo blu trasparente che d’estate diminuisce la temperatura di due gradi. Dentro ci sono ravanelli, insalata, scarola, rucola, bietoline e pomodorini. La pianta di pomodoro può arrivare fino a dieci metri.

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Patate e cipolle sono raccolte e poi immagazzinate. Abbiamo visto diversi tipi di zucche tra cui la Marina di Chioggia tipica della laguna.

In veneziano il carciofo si chiama “articioco”.

Il Carciofo Violetto di Sant'Erasmo

Il Carciofo Violetto di Sant’Erasmo

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