Le Fate Giardiniere… ora Pasticcione

Storie a gruppi

I SALVATORI DI CATANIA

etna-o

C’era una volta un coraggioso bambino di nome Jacopo; egli abitava con la sua mamma Teresa in una casetta nella ridente Catania ai piedi dell’Etna. Ogni sera la mamma gli raccontava una storia per farlo addormentare, una gli piaceva in particolar modo: “IL CANE MILIONARIO”. La fiaba racconta la vita di un cane di nome Pongo, visto che il suo padrone era milionario fu mandato in un famoso centro di addestramento per lavori domestici e così aveva imparato a programmare la lavatrice, stendere i panni, cucinare la pastasciutta e tante altre pietanze prelibate. Mentre Jacopo ascoltava la storia con molta attenzione immaginava,sulle ali della fantasia, l’aspetto del cane: Pongo era  magico e bello con quel suo pelo color beige e le orecchie soffici a penzoloni. Era piccolo e tenero, ma…. gli occhi potevano spruzzare acqua in tal quantità da spegnere un’improvvisa eruzione del vulcano. Pongo doveva esistere davvero! Jacopo ci credeva e, visto che era curioso, lo andò a cercare e lo trovò. Se ne stava a crogiolarsi in un’assolata spiaggia che s’affaccia sul Mediterraneo. Fu amore a prima vista: i due giocarono, corsero, si rotolarono sulla soffice sabbia: quel nuovo amico era proprio una divertente compagnia. Il giorno seguente Jacopo volle ritornare alla spiaggia ma, per non farsi pungere dalle meduse, andò sul meteo per conoscere la salute del suo mare.Navigando in internet, la curiosità è sempre grande, trovò la previsione di un’eruzione vulcanica: l’Etna sarebbe stato attivo quello stesso pomeriggio. Il bambino si precipitò con Pongo ai piedi del monte più pericoloso dell’isola:  una nube improvvisa fuoriuscì minacciosa dalla montagna di fuoco, tutti gli abitanti erano in allarme. In quel preciso istante…Jacopo lanciò uno sguardo a Pongo e il cane cominciò a spruzzare acqua dagli occhi, felice che qualcuno finalmente gli avesse creduto: lui esisteva davvero ed era magico! Il cane, con tanto impegno, riuscì a spegnere la lava salvando l’intera Catania e dintorni. I cittadini diedero a Jacopo il merito di aver chiamato in tempo Pongo. Da quel giorno, cane e bambino, furono una vera squadra: “I SALVATORI DI CATANIA”.

 gruppo: Giulia. Chiara B, Giada, Martina, Agnese, Tommaso.

 

ALLA SCOPERTA DI ATLANTIDE

1

In una piccola città vicino al mare viveva un ragazzino amante della lettura.

Aveva appena finito di leggere il romanzo ” ATLANTIDE la città perduta”, e durante la notte sognò di andare alla ricerca proprio di quella città.

Arrivato al porto, in una baia del Mar HIO’LOGO, trovò molte navi che sonnecchiavano cullate dalle onde; fece conoscenza con un marinaio dai capelli brizzolati e una piccola buffa barba. Egli indossava una camicia verde acqua e jeans strappati. Questi era disposto ad aiutarlo, mettendo a disposizione la sua nave: Harry 2.

Olliver, il marinaio, gli mostrò la nave, elegante nel suo blu mare con fiamme rosso fuoco. Era un’imbarcazione che si muoveva a vela, ma in caso d’emergenza, si poteva usare anche il motore. Al suo interno era molto confortevole perchè calda, con divani comodi, sembrava proprio una vera casa di legno in movimento. Jim per essere più sicuro controllò tutti i cassetti perchè non ci fossero armi; trovò solo delle  bottiglie di rum, i documenti della nave e le carte dei viaggi precedenti. Quando Jim finì di ispezionare la nave poterono partire: Oliver non era un contrabbandiere nè un pirata.

Durante la notte ci fu una tempesta con fulmini, lampi e perfino un piccolo tornado che scaraventò Jim fuori dalla nave; Oliver cercando di salvarlo cadde anche lui in mare lottando contro le onde che lo tenevano sott’acqua. Alla fine, stremato, si lasciò andare, ma… si rese conto che poteva respirare anche nei profondi abissi dove stava precipitando con il giovane Jim. Oliver era incredulo: non riusciva proprio a capire come potesse respirare laggiù.

Jim nuotò con Oliver fino a raggiungere il fondo marino: era oscuro, non si vedeva nulla, ma ad un tratto intravidero delle persone del tutto simili a loro. Che ci facevano laggiù?

Appartenevano ai popoli di Atlantica e Artica, le città del fondo marino di cui avevano tanto sentito parlare nelle leggende. Esse erano comandate dalle due regine che vi avevano dato il nome, appunto Atlantica e Artica, una era cattiva e una buona. Come le loro madri regine, anche le figlie erano una la perfida Sobria, l’altra l’affabile Lumina.

Sobria viveva nell’odio e nella gelosia, mentre Lumina portava in sè i doni della bontà, della generosità e della dolcezza, forse per questo prediligeva abiti dai delicati colori del mare che maggiormente mettevano in risalto la sua pelle candida e i lunghi capelli biondo pallido.

Certamente Atlantica accolse benevolmente i due viaggiatori e, col passar del tempo, Jim e Lumina si innamorarono. Sobria, gelosa e adirata, spense la fiamma del respiro: nel giro di pochi giorni il popolo di Atlantica avrebbe smesso di vivere. Per rianimare la fiamma Jim e Olliver avevano bisogno della chiave che Artica aveva affidato ad un indovino.

I due avventurieri dovettero, dunque, rispondere a tre domande per avere la preziosa e vitale chiave.

 – E’ facile da rompere, ma impossibile richiudere, che cos’è?                                                        – Facile, è l’uovo! esclamò soddisfatto Jim                                                                                      -E’ un volatile, ma non sa volare                                                                                                    -Lo struzzo, lo sanno anche i bambini- rispose Oliver con un sorriso                                            La terza fu la più difficile:                                                                                                                -Di mattina cammina con quattro zampe, di pomeriggio con due e di sera con tre, di che animale si tratta?                                                                                                                      Pensa e ripensa, con l’angoscia nell’animo per le sorti della città di Atlantica, Jim alla fine, raggiante, rispose:                                                                                                                            -E’ l’uomo!                                                                                                                                       -Ebbene, sì, il mio dovere è finito, ecco la chiave tanto desiderata. E l’indovino si allontanò avvolto nel mantello del sapere.

Quando i due eroi tornarono, ci fu una grande festa con balli e canti: Jim ce l’aveva fatta, la chiave era stata introdotta nella serratura del grande altare e la fiamma del respiro aveva ripreso forza. Gli abitanti di Atlantide erano salvi, la perfida Artica con la malvagia Sobria furono catturate e rinchiuse nelle segrete.

Nel clamore della festa, però,…….Jim si svegliò: era stato solo un avventuroso sogno!

Ma Atlantide esiste veramente?

Gruppo: Leonardo, Francesco, Alessia, Chiara C, Linda, Ludovica

L’ACQUA MAGICA

2

Tanti anni or sono, in un lontano pianeta, c’era un maestoso castello protetto dagli spiriti del passato. Nel castello viveva la bella Elena, una fanciulla dal lungo vestito, candido come la neve, biondi boccoli che risplendevano alla luce del sole e occhi azzurro cielo.

Un giorno, verso il tardo pomeriggio, la fanciulla decise di uscire nel suo giardino che dava su una fitta foresta. Passeggiava spensierata, quando vide, lontana, una lucina misteriosa e volle capirne la provenienza. Cammina e cammina, giunse ad alcune rovine, fino allora a lei sconosciute. Si addentrò nella nebbia che avvolgeva le mura diroccate e sentì inquietanti richiami, come d’aiuto. Cominciò a scendere una profonda scala a chiocciola, illuminata solo dalla fioca luce delle lampade ad olio. Più scendeva e più era sicura che stessero chiamando proprio lei, come se sapessero del suo arrivo.

Alla fine della scala entrò in una stanza piena di libri che cominciò a sfogliare piena di curiosità: dalle pagine impolverate emersero formule magiche che invocavano spiriti, serpenti, draghi e scorpioni. Immersa nel silenzio di quella ben strana biblioteca, ad un tratto fu distratta dai passi felpati di un gatto parlante che con un grande inchino le disse:                                                     -Salve, io sono Mr Baffo, ma mi può chiamare Baffetto, madame, al suo servizio….                   –Quale gentil micio sei!  Esclamò la ragazza, lusingata da sì tanta gentilezza.                             -Signorina, non ne parliamo, piuttosto la porto dal mio padrone.

Giunsero nella magnifica sala del trono le cui pareti erano rivestite da un tessuto rosso porpora ricamato con fili d’oro. Sul trono, abbellito da pietre preziose, sedeva un giovane principe dall’aria malinconica. Egli aveva un aspetto regale: occhi verdi come smeraldi, portamento altezzoso degno di lui. Il giovane tristemente raccontò:                                                                 -Il mio regno, lassù, è stato distrutto dal malvagio nemico e voi ne avete visto le misere rovine. Per farlo tornare in vita dovrete attraversare un labirinto e raggiungere la sorgente dell’acqua magica, l’acqua della vita.

La dolce Elena si incamminò con Baffetto, il suo nuovo amico che l’avrebbe consigliata durante il viaggio. La prima prova da superare consisteva nel prendere la chiave che sarebbe servita più tardi: essa era custodita da un orribile gorilla, messo a difesa del labirinto. Elena chiamò a sè il suo amico Spirito del Viaggio che la raggiunse immantinenete. Per lo spirito, non visto, fu uno scherzo da poco rubare la chiave al feroce animale; poi, consegnandola alla fanciulla, le indicò il percorso da seguire.

La bella principessa e l’amico gatto continuarono a camminare fino a raggiungere due porte. Quale sarebbe stata quella giusta? Una sola portava alla sorgente dell’acqua magica. Oltre la seconda porta aspettava i malcapitati una grande vasca che pullulava di giganti paguri carnivori. Con la furbizia di Baffetto ebbero l’idea di sbirciare attraverso la serratura, così capirono quale fosse la porta corretta e arrivarono alla meta.

Presero l’acqua alla fonte magica, ma erano terrorizzati al pensiero di ripercorrere il labirinto con il temibile gorilla. Fu in quel momento che un pesciolino rosso, uscendo dall’acqua con uno spumeggiante “pluf” disse ai due avventurieri:                                                                       -Se vi immergete, arriverete al castello in un battibaleno.                                                             Così fecero, giunsero al castello dove il principe aspettava impaziente, gli consegnarono l’acqua magica e vissero per sempre felici e contenti.

Il principe e la bella Elena si sposarono?                                                                                       Mah chissà?!

Gruppo: Filippo, Hyblo, Monica, Beatrice, Rebecca, Camilla

DAL CIELO ALLA TERRA

3

Fra il cielo e le nuvole si aggirava un piccolo bambino di nome Jack. Aveva un casco di capelli rossi che gli coprivano le orecchie da elfo e, da un ribelle ciuffo, spuntavano due piccole corna, strumenti eccezionali per l’orientamento. Dal suo morbido mantello bianco sbucavano un paio di ali d’aquila che usava per spostarsi da una nuvola all’altra. Abitava a Nuvola City, in una casa molto particolare, fatta di soffice panna bianca,ma, nonostante la sua leggerezza, poteva sostenere tutta la famiglia di Jack.

Il bambino trascorreva il suo tempo a guardare la terra e ad immaginare cosa potesse succedere in quel posto per lui così strano. Jack aveva tanti desideri, uno di questi era scendere sulla Terra, però suo padre non glielo permetteva: giudicava troppo pericoloso muoversi su quelle strisce grigie percorse da meteore super veloci.

Un giorno, Jack infuriato per la grande ingiustizia, sferrando un gran calcio alla cieca, perse l’equilibrio e…precipitò in una morbida nuvola verde. Il bambino, stordito dalla caduta, vide davanti a sè una creatura ben strana: portava una treccia lunga color del sole e, all’estremità, spiccava una graziosa stella rosa. Non aveva i cornetti dell’orientamento. Il suo vestito azzurro combaciava perfettamente con il colore degli occhi che tanto gli ricordavano il suo mondo, ed aveva un bel sorriso stampato sul volto allegro.

-Perchè te ne stai sopra ad un cespuglio?                                                                                     -Vorresti dire: su una nuvola verde! Nella mia scuola il maestro ci ha spiegato che le nuvole hanno molti colori! Ribattè l’extraterrestre.                                                                                     -Ma cosa stai dicendo? Ti trovi nel mio parco preferito. Togliti da quel cespuglio, altrimenti lo rovini! Replicò la bambina, ridendo come una pazza.                                                                   Jack, decisamente perplesso, chiese:                                                                                           -…ma…ma…ma non siamo a Nuvola City? E poi, come ti sei vestita? Non è mica la festa degli angeli!                                                                                                                                             -Di che festa vai parlando? Qui nessuno è stato invitato e non so che sia questa Nuvola City. Sei ben strano, amico mio! Credo tu sia precipitato qui da un altro mondo.

Mentre parlavano il bambino capiva sempre di più che era passato dal Cielo alla Terra e quindi i suoi interessi per il mondo stavano via via aumentando. Era emozionatissimo e decise di andare con la piccola Rachele, la bimba gli aveva appena svelato il suo nome, ad esplorare la zona in cui si trovavano.

Appena usciti dal parco, una lunga e trafficata striscia grigia catturò l’attenzione di Jack che fu preso da improvvisa angoscia, non solo, un marchingegno rumoroso che emanava un gas puzzolente lo stava per investire:- Che strana questa meteora!. Jack con le sue ali potenti spiccò il volo e la vita gli fu salva. Fu allora che ripensò al suo mondo, molto più sicuro e profumato.

Preoccupato per il futuro, decise di ritornare nel suo Cielo, azionò le corna dell’orientamento dalle quali fuoriuscirono i pioli che formarono una lunga scala dorata. Salutò Rachele, l’amica con la treccia del sole, e tornò a Nuvola City, dove poteva muoversi in totale sicurezza.

Gruppo:Chiara P, Orfeo, Teresa, Anna, Alessandro, Francesca.

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