Le Fate Giardiniere… ora Pasticcione

Comprensione del testo: racconti, favole, fiabe, leggende, miti

da Google

Lo zufolo magico

 

Introduzione:

C’era una volta un vecchio che possedeva solo un orto.

Sviluppo:

Un giorno chiamò suo figlio e gli disse:

-I fichi sono maturi, raccogli i più belli e portali al re, magari ti dà qualche moneta d’oro.

Il ragazzo obbedì al padre.

Passando davanti alla casa di una vecchia questa gli chiese:

-Che cos’hai nel cestino?

-Dei fichi per il re.

-Fanne assaggiare uno anche a me.

Il ragazzo la accontentò e poi si incamminò…. Arrivò al castello del re e si presentò con i bei frutti e il re gli diede una manciata di monete d’oro.

Dono magico:

Il ragazzo, felice, tornando a casa, passò dalla vecchina che gli regalò uno zufolo magico: appena suonato, faceva ballare chiunque.

Il giovane passò per una città e suonò: tutti ballavano davvero.

Appena il re seppe della notizia, ordinò di portargli il ragazzo a corte. La sua unica figlia, infatti, era presa dalla malinconia e, secondo lui, se non avesse fatto subito una risata, sarebbe morta dalla noia..

Il ragazzo arrivò, il re gli ordinò di suonare e così tutti ballarono: una coda di persone allegre passò davanti alle camere della principessa così anche lei si mise a ballare.

Conclusione: 

Il re diede sua figlia in sposa al ragazzo.

 

Il lago di Misurina – Belluno

La leggenda narra la storia di Misurina, figlia unica del re Sorapiss.

Misurina era una bambina molto graziosa, ma molto capricciosa.

Il re Sorapiss la perdonava sempre.

Al compimento dell’ottavo anno di età, Misurina venne a sapere di una fata che viveva sul Monte Cristallo e che possedeva uno specchio magico.

Misurina supplicò lungamente il padre affinché le procurasse lo specchio, che desiderava a ogni costo, finché Sorapiss l’accompagnò dalla fata.

La fata non voleva accontentare quella bimba capricciosa ma, di fronte alle preghiere Sorapiss, finì per acconsentire ponendo però una condizione: chiese, in cambio dello specchio, che Sorapiss si trasformasse in una montagna, per proteggere con la propria ombra il giardino

della fata e il re acconsentì.

Ma in quello stesso istante, mentre Misurina contemplava lo specchio, Sorapiss cominciò a trasformarsi: i capelli divennero alberi e le rughe crepacci, tutto il suo corpo una grande montagna.

Misurina però fu colta da un capogiro e precipitò nel vuoto.

Il re Sorapiss, nei suoi ultimi istanti di vita, cominciò a piangere e le lacrime formarono due ruscelli che, a loro volta, formarono un immenso lago che prese il nome di Misurina.

Lo specchio, cadendo, si infranse tra le rocce e i frammenti furono trascinati a valle dai ruscelli di lacrime del re.

Ancora oggi danno riflessi multicolori e che rendono il Lago di Misurina un luogo unico al mondo.

Sorapis e Misurina da Google

 

 

 

 

 

 

 

CLASSE II

 

La leggenda del costume di Arlecchino

 

Arlecchino era un bambino poverello e, come tutti i bambini, andava a scuola, ma i suoi compagni erano particolarmente affettuosi e generosi. Quell’anno, per carnevale, la maestra organizzò una bella festa in maschera. Era tutto un parlare dei giochi che avrebbero fatto, dei dolci, degli scherzetti e … dei loro costumi in maschera. Chi avrebbe sfoggiatoil vestito da fatina, chi da Zorro, chi da pirata o da principessa. Solo Arlecchino se ne stava zitto zitto in un angolo: non sapeva come dire che la sua mamma era troppo povera per comprargli un vestito. I compagni, molto sensibili e attenti, capirono il suo problema così si misero d’accordo con le loro mamme e ognuno portò alla maestra un pezzetto di stoffa del proprio vestitino. Fu così preparato un bel sacchetto di panni multicolori, consegnato poi alla mamma di Arlecchino. Durante la notte, la cara donnina cucì un abitino coloratissimo che al mattino faceva mostra di sè ai piedi del lettuccio di Arlecchino. Quale meraviglia, quale gioia e come calzava a pennello quell’abito sul bambino! Arlecchino, felice, corse a scuola saltellando e cantando: anche lui aveva il suo bel vestito in maschera!

 

 
 
 
 
 
 
Racconti di Pasqua

 

 

Il leprotto di Pasqua

C’ erano una volta un papà leprotto ed una mamma leprotto, che avevano quattro leprottini e non sapevano quale sarebbe diventato il vero leprotto di Pasqua.

Allora mamma leprotto prese un cestino con quattro uova: uno d’oro, uno d’argento, uno tutto blu e uno di cioccolato.

Papà leprotto chiamò i leprottini. Poi disse al più grande:

-Prendi un uovo dal cestino e portalo nel giardino della casa, dove ci sono molti bambini.

Il leprotto più grande prese l’uovo d’oro, corse nel bosco, attraversò il ruscello, uscì dal bosco, corse per il prato e giunse al giardino della casa. Qui voleva saltare oltre il cancello, ma fece un balzo così grande e con tanta forza che l’uovo cadde e si ruppe. Questo non era il vero leprotto di Pasqua.

Ora toccava al secondo. Egli prese l’uovo d’argento, corse via nel bosco, attraversò il ruscello, uscì dal bosco, corse per il prato; incontrò una gazza che gridò:

-Dallo a me l’uovo, ti regalerò una moneta d’argento! E prima che il leprotto se ne accorgesse la gazza aveva già portato l’uovo d’argento nel suo nido. Neanche questo era il vero leprotto di Pasqua.

Ora toccava al terzo. Questi prese l’uovo tutto blu. Corse nel bosco, attraversò il ruscello, uscì dal bosco e incontrò uno scoiattolo che scendeva, saltellando, da un alto abete. Lo scoiattolo spalancò gli occhi e chiese:

-Ma è buono l’uovo?

Non lo so. Rispose il leprotto. Lo voglio portare ai bambini.

Lasciami assaggiare un po’

Lo scoiattolo cominciò a leccare e poiché gli piaceva tanto, non finiva mai e leccò e mangiucchiò pure il leprotto, fino a che dell’uovo non rimase più nulla. Quando il terzo leprotto tornò a casa, mamma leprotto lo tirò per i baffi ancora pieni di cioccolato e disse: Neanche tu sei il vero leprotto di Pasqua.

Ora toccava al quarto. Egli prese l’uovo di cioccolata. Corse nel bosco. Per via incontrò una volpe, ma il nostro leprotto continuò a correre, finché giunse al ruscello. Con lievi salti lo attraversò. Quando la gazza strillò, egli disse soltanto:

-Non mi posso fermare, non mi posso fermare!

Finalmente giunse al giardino della casa. Il cancello era chiuso. Allora fece un salto, né troppo grande né troppo piccolo, e depose l’uovo nel nido che i bambini avevano preparato.

Questo era il vero leprotto di Pasqua!

Cosa ci insegna questa storia?

Il settimo leprotto possedeva una speciale qualità la forza di volontà, non si fece distrarre dalle parole, non si fece fermare dagli ostacoli, lui sapeva cosa fare perché la sua missione a termine voleva portare. La forza di volontà non ha età, e se a cuore avete un progetto non dimenticate di costruire prima le fondamenta e poi il tetto, mettendo la forza di volontà alla base di tutto.

Comprensione del testo

Comprensione del testo: Il leprotto di Pasqua

Quanti leprottini avevano mamma e papà leprotto?

Mamma e …………………………………………………………………………………………………

Quante uova c’erano nel cestino e com’erano?……………………………………………………………….

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Quale uovo prese il primo leprotto e a chi doveva portarlo?…………………………………………………..

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Descrivi il percorso del leprotto………………………………………………………………………………………….

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Perché non fu nominato dai suoi genitori Leprotto di Pasqua?

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Quale uovo prese il secondo leprotto?………………………………………………………………………………….

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Perché non fu nominato dai suoi genitori Leprotto di Pasqua?

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Quale uovo prese il terzo leprotto?………………………………………………………………………………………

Perché non fu nominato dai suoi genitori Leprotto di Pasqua?…………………………………………………

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Quale uovo prese il quarto leprotto?…………………………………………………………………………………….

Descrivi il percorso dell’ultimo leprotto……………………………………………………………………

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Come si conclude la storia?……………………………………………………………………………………………….

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Che cosa ci insegna questa storia?……………………………………………………………………………………..

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Fiaba di Marcella Maiocchi

Introduzione:

Il piccolo Sourabh proveniva da un paese della lontana India, dove si poteva camminare scalzi in casa e anche per le strade, e giocare con le spezie dai colori dell’arcobaleno. Ora i suoi amici erano lontani e lui frequentava una scuola nuova, in mezzo a quelle facce straniere, si sentiva solo e il suo sorriso scompariva giorno dopo giorno.

Sviluppo

Un giorno, mentre si trovava da solo nell’aula, durante l’intervallo, iniziò a piangere con la testa appoggiata al banco. In quel mentre, la simpatica Micia Ildegarda, del Paese dell’Arcobaleno, passeggiava tranquilla vicino ai cancelli che dividono il suo regno dal nostro. Quando udì i singhiozzi disperati di Sourabh, la nostra gattina dal pelo biondo, quasi come fosse d’oro, e il mantello blu tempestato di coralli e stelline marine, fece un balzo e, quatta quatta, si presentò alle spalle del bambino facendogli il solletico sul collo. Il piccolo iniziò a ridere come non faceva da tempo. Già si sentiva meglio e con più energia. Si voltò e si trovò di fronte a una miciona che lo guardava con aria furbetta e i baffi all’insù: quella nuova e strana figura lo fece ridere.
La miciona con un inchino si presentò e iniziò a parlare:

– Ciao Sourabh! Mi hai chiamato con i tuoi singhiozzi, ed ora eccomi a te. Ritornerai a sorridere e a ridere.” Il bambino la guardò tristemente e rispose:

– Ma i miei amici sono lontani e qui nessuno gioca con me! Perché dovrei ridere?
Micia Ildegarda allora proseguì il discorso:

-Facciamo un gioco insieme che ti insegnerà a darti coraggio e a riportare speranza nel tuo cuore. Si chiama Yoga della Risata. Canta con me:

– Bum bum Bum fanno le bolle di sapone quando scoppiano. Bam Bam bam l’uragano quando sta per scoppiare…ma c’è una cosa che Sourabh sa fare ed è cantare con me…. OH OH OH AH AH AH…seguimi così in questo girotondo… OH OH OH AH AH AH e gira e volta e seguimi nel centro e ridi in su e ridi in giù coinvolgendo chi vuoi tu! Mescola a sinistra e poi a destra, il latte a sinistra e il cioccolato a destra… una volta di qua e una volta di là e shake shake shake unisci il latte e il cioccolato…e shake ridi e shake ridi e shake ridi…Apri le manine e ripeti con me: “ MOLTO BENE, MOLTO BENE, YEAHHH!”.

Sourabh alzava le braccia e le manine e seguiva Ildegarda in un girotondo di OH OH OH AH AH AH .
I suoi compagni che avevano sentito da fuori le risa, entrarono nell’aula stupiti e incuriositi. Anche loro furono convolti, da Ildegarda e Sourabh. Anche per loro le risate del compagno erano contagiose. Che aula di gioia e allegria era diventata!.

-…E mescola a sinistra e mescola a destra e poi shake shake shake
L’intervallo stava per finire. Gli occhi di Ildegarda brillavano di contentezza. I bambini ridevano perché si sentivano leggeri e sereni. Quando suonò la campanella e le maestre stavano per entrare in aula, Ildegarda saltò con un balzo sulla cattedra, spargendo luminose stelline intorno.. I bambini corsero a raccoglierle, ridendo tutti insieme. Sourabh era di nuovo sereno perché i suoi compagni gli fecero una grande festa.. La Micia Ildegarda aveva terminato la sua missione e tra sé e sé pensava: “E’ vero, lo Yoga della Risata funziona veramente”

Conclusione

Con un Miaoooooo gioioso scomparve alla vista dei suoi piccoli amici, perché oramai Sourabh aveva imparato a trasmettere agli altri il potere della Risata e avrebbe inventato tante risate da condividere…

 

 

 

 

 

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